Mic review - WA-47 Tube e GA-47

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Pensando all’unicità del Neumann U47 mi vengono in mente performance sportive memorabili, brani leggendari di musicisti in stato di grazia e inventori padri di idee bizzarre che hanno cambiato il mondo.

Perchè non fare pace con l’irripetibilità di un momento, di una performance, di un gesto atletico? Perché non prendere spunto da una singolarità eccezionale per andare avanti e fare di meglio, piuttosto che legarsi ad essa con nostalgia canaglia e lamentarsi di non aver vissuto nel posto giusto al momento giusto?

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L’U47 è un microfono unico, fatto per arrangiarsi con quello che il dopoguerra tedesco offriva, cioè una rete elettrica fatiscente, non centralizzata, a volte distribuita in AC e a volte in DC. Monta una valvola costruita di proposito per alimentare i filamenti a 55V, ma sottoalimentata, sempre di proposito, a 35V, per giunta direttamente dall’unico rail di alimentazione disponibile (105V a 40mA) attraverso una resistenza che dissipa circa 3 Watt e scalda come un forno crematorio (ed è per questo che spesso si vede montato a testa in giù, per evitare che tutto questo calore vada a rovinare il PVC della membrana, da allora mai più utilizzato). 

Nessun ingegnere sano di mente e in condizioni di normalità farebbe mai niente del genere, e infatti si tratta di necessità virtù, estro tecnico e qualche bottarella di culo qua e là, perché nessuno dei progettisti tedeschi si è seduto a tavolino dicendo ‘ora costruisco il più bel microfono della storia’, hanno fatto un microfono con quello che avevano, ne hanno fatti circa 6000 pezzi e poi buonanotte, finite le VF14, finito il dopoguerra, arriva l’U67, altro gioiello inclonabile di casa Neumann, questa volta non per le circostanze singolari che hanno portato al suo concepimento, quanto per l’azzardo tecnico del suo design.

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Ciò nonostante sul mercato ci sono una trentina di modelli, da goffi tentativi a pezzi da gioielleria, e visto che l’hype aumenta sempre di più ho deciso di paragonare quelli che mi arrivano in laboratorio con il mio U47 tutto originale, e soprattutto cercare di capire dove e perché manca sempre un pezzettino per arrivare a quello vero. 

Oggi scrivo dei due nuovi pretendenti arrivati sul mercato, il Warm Audio WA-47 Tube e il Golden Age GA-47, che ho misurato e ascoltato attentamente in laboratorio insieme a Simone Coen (Chocolate Audio) e Valerio di Lella (Music Delivery). Confronteremo cosa ci raccontano i produttori con quello che in effetti abbiamo visto e sentito e cercheremo di riportarvi le nostre impressioni.


Partiamo dal test di ascolto sulla voce, solito posizionamento dei mic il più coincidente possibile e del cantante più al centro possibile, due take, una soft e una ad alta emissione.

Su un cantato a bassa emissione vocale i due microfoni sono quasi equiparabili, la preferenza va di poco al Golden Age per una maggiore complessità armonica e un miglior rapporto S/N, specifica che diventa importante su sorgenti di piccola intensità. A fronte di un cantato più poderoso le differenze diventano più marcate, e a nostro avviso più a favore del Golden Age, che tende a comportarsi più fedelmente all’originale rispondendo alle alte pressioni con una discreta dose di armoniche che lo fanno 'friccicare' come piace a noi.

Dei due il WA-47 è più chiaro. Il Golden Age ha un suono più morbido, più distante dal 47 originale ma forse più ‘general purpose’.

Queste impressioni ci vengono confermate dall’analisi delle risposte in frequenza relative, a fronte di uno sweep audio full-band a 1 metro dalla sorgente. Entrambi i cloni perdono laddove l’U47 la fa da padrone, quell’enfasi unica sulla porzione di spettro tra 5KHz e 10 KHz, e che a volte può essere anche di troppo (l’U47 NON è un microfono general purpose). Un’altra conferma che abbiamo dalle risposte allo sweep è quella brillantezza in più del Warm Audio rispetto al Golden Age, che in quella porzione di spettro manca fino a 5-6 dB rispetto all’originale Neumann. Dai 3 KHz in giù invece i tre microfoni sono pressoché identici, almeno come risposta in frequenza.

La terza analisi che facciamo, sottile ma veramente importante, è la distorsione armonica dell’amplificatore. Il diavolo è nei dettagli, e infatti è proprio sulle armoniche che entrambi i microfoni devono fare spazio a questa unica e fortuita combinazione di design e componentistica che rende l’U47 inimitabile. La ricchezza armonica della combo K47-VF14-BV8 non è riprodotta, e nemmeno di poco. Pace e bene.

Da inguaribile smanettone non potevo esimermi dall’analisi tecnica di componenti, montaggio e materiali, questo è quanto:

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Warm Audio WA-47 Tube:

Chassis: alluminio e alimentatore tipici di OEM d’oltreoceano

Capsula: Stile 47 polarizzata a 80V (accorgimento che semplifica l’arrangiamento circuitale ma snatura la risposta della capsula, tipicamente polarizzata a 55-60 Volts)

Valvola: JJ 5751 di produzione attuale (una quasi 12AT7), doppio triodo dal timbro leggermente brillante

Trasformatore: AMI custom

Componenti: piuttosto cheap a parte un condensatore Solen in uscita

Montaggio: industriale, PCB senza solder mask (le piste prima o poi si ossideranno)

Prezzo: 1059 Eur


Golden Age GA 47:

Chassis: ottone e basket in ferro, entrambi lavorati molto bene

PSU: design originale

Capsula:  Stile 67 (probabilmente di Oktava) polarizzata a 60V

Valvola : Telefunken EF800 connessa a triodo

Trasformatore:  doppia bobina, non marchiato

Componenti: di qualità 

Montaggio: a mano, cablaggio un po' naif

Prezzo: 1514 Eur


Sono bei microfoni? Si.  Suonano bene? Si. Suonano come l'U47? No.

Dei due apprezzo di più il Golden Age per una serie di ragioni, forse in primis per il fatto che la comunicazione del marchio verte su un nuovo microfono a condensatore ispirato all'U47, mentre Warm Audio dichiara di non sentire la differenza tra il suo giovane virgulto e il vecchio brontolone. Noi l'abbiamo sentita e come.

I cloni, le repliche, i wannabes, i pretenders, trovate il sinonimo che più vi piace, perché tanto qualsiasi tentativo di riproporre quell’unicità così peculiare sarà vano, e non perché non ci sono bravi progettisti, ma perché quell’idea aveva senso in quel contesto, è figlia di necessità e circostanze ormai irripetibili ed è giusto che stia lì, nell’olimpo delle singolarità, insieme a Imagine di John Lennon e allo scorpione di Renè Higuita nel ’95.