In studio con Roberto Rosu. Low-end theory e Dick Mics.

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Cosa ci fa un sound engineer di fama internazionale in una piccola fiera Italiana specializzata in sintetizzatori e strumenti musicali elettronici? Osserva attento, si guarda intorno alla ricerca dell’ultima novità in fatto di recording, si informa, fa domande e ascolta accuratamente le risposte, davvero interessato a stare sempre un passo avanti alla moda del momento.

Ho incontrato Roberto Rosu al Soundmit di Torino lo scorso Novembre, attirato dal mio stand apparecchiato con i prototipi dei nuovi microfoni Braingasm e il primo esemplare del saturatore UNO (entrambi in uscita ufficiale in autunno e in vendita sullo store di Music Delivery).

Non lo conoscevo di persona, altrimenti avrei affrontato la conversazione con giusto un ‘pizzico’ di ansia da prestazione, tipo David Bock e Martin Schneider (chief engineer di Neumann)  che mi interrogano per un’ora ciascuno all’AES di Milano.

Ignaro del calibro del mio interlocutore sconosciuto ho iniziato a chiacchierare, una lunga e interessantissima conversazione (quasi-filosofica) sullo studio recording moderno, parlando di avanguardia, innovazione, tecnica e gusto, per poi scambiarci i numeri di telefono e darci appuntamento a Roma per provare i miei microfoni. A quel punto il reveal, conversazione finita e saluti, non vedevo l’ora di avere un suo parere sulle mie nuove idee ancora in veste di prototipi, ma in fondo non ci speravo moltissimo, ti pare che un maestro come Roberto sia davvero interessato a scoprire l’idea di suono di un piccolo produttore di audio artigianale che vuole innovare a tutti i costi?

SI.

E questo atteggiamento mi ricorda il mio incontro con un altro maestro, Joe Chiccarelli, avvenuto esattamente un anno fa al Forum Music Village di Roma durante le sessions di Low in High School di Morrissey (facile da ricordare per il quasi arresto del ragazzo triste in automobile contromano a 3 piotte in Via del Corso).

Più o meno coetanei, stesso lignaggio, stessa umanità, stessa voglia di confrontarsi a patto di non proferire banalità, stesso amore per questa professione e alcune peculiari passioni in comune: approccio minimalista (easy, fast and reliable), appassionati di low-end theory (di cui io sono da sempre un sostenitore), saturazioni (anche estreme) in tracking e ‘Dick Mic’ obbligatorio sulla batteria.

Passato quasi un anno dal Soundmit, Roberto mi contatta per provare i microfoni e UNO, in un contesto più light rispetto alle produzioni mainstream, in cui c’è meno spazio per fantasticare.

Ci vediamo al Tube Recording Studio di Enrico Moccia e Francesco Lupi, per le session del nuovo disco di Giuseppe Ricca. Roberto sta microfonando due kit diversi di batteria, con l’idea di utilizzarli su brani diversi dello stesso disco in base al sound che il brano richiede (e già qui si capisce la sua filosofia in fatto di recording).

A memoria il setup è questo:

Cassa: D12, Subkick e Braingasm Ferro

Rullante: 57 sopra e sotto

Hat: KM84

Toms: MD421

Floor: MD421 up/down

Center Room: Ribbon e testa binaurale

Differenzia ulteriormente i due kit montando microfoni a nastro come overheads (Coles su un kit e Braingasm sull’altro) e Dick Mics (SM58 e MD 441) ripassati dentro UNO (e distorti manco poco). Io seguo l’allestimento il tempo che serve e mi congedo prima di diventare di troppo.

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Ci rivediamo nel suo studio a Ostia per riprendere il materiale, con l’idea di fare un’intervista da pubblicare su questo blog, ma in pratica passiamo tre ore a parlare ancora una volta di nuove tendenze dello studio recording, avanguardie elettroniche, innovazione e tecnica. 

Passava il tempo, e ogni tanto pensavo ‘concentrati, fai le domande che volevi fare, registra la conversazione', ma istintivamente ho preferito allontanare le distrazioni e vivere quel momento come una imperdibile occasione di arricchimento umano e professionale.

Un po' come andare ai concerti sotto palco a sudare invece che guardarli dal cellulare preoccupandosi di postare su Facebook il live streaming.

Io e Roberto andiamo sotto palco, ciao.

***

Discografia di Roberto Rosu su Discogs

Mic review - WA-47 Tube e GA-47

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Pensando all’unicità del Neumann U47 mi vengono in mente performance sportive memorabili, brani leggendari di musicisti in stato di grazia e inventori padri di idee bizzarre che hanno cambiato il mondo.

Perchè non fare pace con l’irripetibilità di un momento, di una performance, di un gesto atletico? Perché non prendere spunto da una singolarità eccezionale per andare avanti e fare di meglio, piuttosto che legarsi ad essa con nostalgia canaglia e lamentarsi di non aver vissuto nel posto giusto al momento giusto?

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L’U47 è un microfono unico, fatto per arrangiarsi con quello che il dopoguerra tedesco offriva, cioè una rete elettrica fatiscente, non centralizzata, a volte distribuita in AC e a volte in DC. Monta una valvola costruita di proposito per alimentare i filamenti a 55V, ma sottoalimentata, sempre di proposito, a 35V, per giunta direttamente dall’unico rail di alimentazione disponibile (105V a 40mA) attraverso una resistenza che dissipa circa 3 Watt e scalda come un forno crematorio (ed è per questo che spesso si vede montato a testa in giù, per evitare che tutto questo calore vada a rovinare il PVC della membrana, da allora mai più utilizzato). 

Nessun ingegnere sano di mente e in condizioni di normalità farebbe mai niente del genere, e infatti si tratta di necessità virtù, estro tecnico e qualche bottarella di culo qua e là, perché nessuno dei progettisti tedeschi si è seduto a tavolino dicendo ‘ora costruisco il più bel microfono della storia’, hanno fatto un microfono con quello che avevano, ne hanno fatti circa 6000 pezzi e poi buonanotte, finite le VF14, finito il dopoguerra, arriva l’U67, altro gioiello inclonabile di casa Neumann, questa volta non per le circostanze singolari che hanno portato al suo concepimento, quanto per l’azzardo tecnico del suo design.

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Ciò nonostante sul mercato ci sono una trentina di modelli, da goffi tentativi a pezzi da gioielleria, e visto che l’hype aumenta sempre di più ho deciso di paragonare quelli che mi arrivano in laboratorio con il mio U47 tutto originale, e soprattutto cercare di capire dove e perché manca sempre un pezzettino per arrivare a quello vero. 

Oggi scrivo dei due nuovi pretendenti arrivati sul mercato, il Warm Audio WA-47 Tube e il Golden Age GA-47, che ho misurato e ascoltato attentamente in laboratorio insieme a Simone Coen (Chocolate Audio) e Valerio di Lella (Music Delivery). Confronteremo cosa ci raccontano i produttori con quello che in effetti abbiamo visto e sentito e cercheremo di riportarvi le nostre impressioni.


Partiamo dal test di ascolto sulla voce, solito posizionamento dei mic il più coincidente possibile e del cantante più al centro possibile, due take, una soft e una ad alta emissione.

Su un cantato a bassa emissione vocale i due microfoni sono quasi equiparabili, la preferenza va di poco al Golden Age per una maggiore complessità armonica e un miglior rapporto S/N, specifica che diventa importante su sorgenti di piccola intensità. A fronte di un cantato più poderoso le differenze diventano più marcate, e a nostro avviso più a favore del Golden Age, che tende a comportarsi più fedelmente all’originale rispondendo alle alte pressioni con una discreta dose di armoniche che lo fanno 'friccicare' come piace a noi.

Dei due il WA-47 è più chiaro. Il Golden Age ha un suono più morbido, più distante dal 47 originale ma forse più ‘general purpose’.

Queste impressioni ci vengono confermate dall’analisi delle risposte in frequenza relative, a fronte di uno sweep audio full-band a 1 metro dalla sorgente. Entrambi i cloni perdono laddove l’U47 la fa da padrone, quell’enfasi unica sulla porzione di spettro tra 5KHz e 10 KHz, e che a volte può essere anche di troppo (l’U47 NON è un microfono general purpose). Un’altra conferma che abbiamo dalle risposte allo sweep è quella brillantezza in più del Warm Audio rispetto al Golden Age, che in quella porzione di spettro manca fino a 5-6 dB rispetto all’originale Neumann. Dai 3 KHz in giù invece i tre microfoni sono pressoché identici, almeno come risposta in frequenza.

La terza analisi che facciamo, sottile ma veramente importante, è la distorsione armonica dell’amplificatore. Il diavolo è nei dettagli, e infatti è proprio sulle armoniche che entrambi i microfoni devono fare spazio a questa unica e fortuita combinazione di design e componentistica che rende l’U47 inimitabile. La ricchezza armonica della combo K47-VF14-BV8 non è riprodotta, e nemmeno di poco. Pace e bene.

Da inguaribile smanettone non potevo esimermi dall’analisi tecnica di componenti, montaggio e materiali, questo è quanto:

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Warm Audio WA-47 Tube:

Chassis: alluminio e alimentatore tipici di OEM d’oltreoceano

Capsula: Stile 47 polarizzata a 80V (accorgimento che semplifica l’arrangiamento circuitale ma snatura la risposta della capsula, tipicamente polarizzata a 55-60 Volts)

Valvola: JJ 5751 di produzione attuale (una quasi 12AT7), doppio triodo dal timbro leggermente brillante

Trasformatore: AMI custom

Componenti: piuttosto cheap a parte un condensatore Solen in uscita

Montaggio: industriale, PCB senza solder mask (le piste prima o poi si ossideranno)

Prezzo: 1059 Eur


Golden Age GA 47:

Chassis: ottone e basket in ferro, entrambi lavorati molto bene

PSU: design originale

Capsula:  Stile 67 (probabilmente di Oktava) polarizzata a 60V

Valvola : Telefunken EF800 connessa a triodo

Trasformatore:  doppia bobina, non marchiato

Componenti: di qualità 

Montaggio: a mano, cablaggio un po' naif

Prezzo: 1514 Eur


Sono bei microfoni? Si.  Suonano bene? Si. Suonano come l'U47? No.

Dei due apprezzo di più il Golden Age per una serie di ragioni, forse in primis per il fatto che la comunicazione del marchio verte su un nuovo microfono a condensatore ispirato all'U47, mentre Warm Audio dichiara di non sentire la differenza tra il suo giovane virgulto e il vecchio brontolone. Noi l'abbiamo sentita e come.

I cloni, le repliche, i wannabes, i pretenders, trovate il sinonimo che più vi piace, perché tanto qualsiasi tentativo di riproporre quell’unicità così peculiare sarà vano, e non perché non ci sono bravi progettisti, ma perché quell’idea aveva senso in quel contesto, è figlia di necessità e circostanze ormai irripetibili ed è giusto che stia lì, nell’olimpo delle singolarità, insieme a Imagine di John Lennon e allo scorpione di Renè Higuita nel ’95.

Joe Chiccarelli, Braingasm & The Pirate Sessions

The ribbons sounded great on electric guitars and drums. Really big sounding with rich low end. Perfect for loud rock guitars. 
On drums the mics were well balanced and full sounded.
We also used the FET condenser on acoustic guitar and it delivered a clear and very forward sound.
The mics really helped out the sessions. We appreciate it immensely,
Well done.  Joe C
— Joe Chiccarelli
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Roma è una metropoli con l'anima del paesino, te ne accorgi quando la notizia supersegreta del giorno si sparge dalla Salaria all'Eur in un paio d'ore. "Oh, ma lo sai che c'è Joe Chiccarelli a Roma? " Se non fai il fonico pensi subito al nuovo acquisto della maGGica, se si il brividino è inevitabile, perchè il buon Joe è una punta di diamante del mestiere, con un curriculum fatto di Grammy e collaborazioni stellari (da Frank Zappa a U2, Strokes e via dicendo).

Joe è al Forum Music Village, a produrre l'ultimo album di Morrissey ( e a pelare tutte le gatte che il nostro ragazzo triste della Greater Manchester gli riserverà), in quelle che lui stesso, a cose fatte, ha definito 'The Pirate Sessions'.

Chiedo un appuntamento con lui, per conoscerlo, scambiare due chiacchiere e, soprattutto, per capire se c'è uno spiraglio per fargli provare qualche microfono Braingasm. Lui accetta, entusiasta, e mi accoglie durante il soundcheck. Ferma tutto, chiede tempo e si siede a parlare con me. "Belli, fammi vedere che mi hai portato". E' un uomo gentile, un artista e un grande professionista, di quelli che non devono dimostrare niente a nessuno, non si sentono arrivati e sono ancora aperti a scoprire e sperimentare.

Braingasm_Ribbon_Microphones_Microfono_Joe-_Chiccarelli

Joe prende il mio Deluxe 47 e lo monta in mono room sulla batteria, apre il gas (sul Neve VR Legend del Forum) e inizia a spippolare con Gain, Compressore ed EQ, strizzando fino all'ultima goccia tutte le sfumature del microfono. Alza il pollice, mi sorride compiaciuto, e continua il check. Io mi rilasso, finalmente, e gli presento il Vintage Ribbon di Braingasm.

Braingasm_Microphones_Ribbon_Guitar_Joe_Chiccarelli

Joe rincara la sua dose di entusiasmo e mi dice che lo proverà sulle chitarre di Jesse e Boz (che tra l'altro ha provato e comprato sull'unghia un testata e cassa Redamp fatto da Andrea Terrazzino, coinquilino di laboratorio e gran maestro dei tubi a vuoto). 

A questo punto sono già completamente soddisfatto, vado via poco prima di passare per un rompicoglioni e gli dico che ci saremmo rivisti a cose fatte per riprendere i microfoni ed avere dei feedback.

Torno poco prima dello smontaggio, Moz e già stato rimpatriato e Joe sta finendo di ripassare cose. Trovo il mio Ribbon sul Divided by 13 di Jesse Tobias, e Joe mi dice che lo ha usato in tutta la session, al posto del suo solito Royer R 121. Ha anche apprezzato molto il Deluxe 12 sulle chitarre acustiche.


Parliamo un po' delle session, di suono, di microfoni, di Roma, dei miei e dei suoi prossimi lavori, mi da appuntamento al suo Sunset Sound di Los Angeles per fargli conoscere i nuovi progetti del laboratorio, tra cui UNO, un preamp tutto valvolare costruito insieme ad Andrea Terrazzino di Redamp che sarà disponibile da Settembre. Mi da la sua mail e mi scrive una review, che è l'incipit di questo articolo. Ci salutiamo, che ancora non ci credo del tutto. Big up Joe.

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Session Test Microfoni a Condensatore

Braingasm Neumann U 47

Vacanze? Pokemon? Pornografia?

Molto di meglio. Una session totale in cui compariamo tutto il catalogo Braingasm con i migliori microfoni in circolazione. 

Lo scopo di questo test non è stabilire chi è meglio e chi è peggio, ma semplicemente ascoltare, valutare e discutere di sfumature, timbri, spazialità e atteggiamento, e stabilire un limite superiore, capire 'fin dove si può arrivare' nella progettazione di un buon microfono da studio.

 

Abbiamo passato una giornata very nerd allo Studio Avalon di Montefiascone, in compagnia di Luca Gentili e Alfio Scoparo, ascoltando su voce, chitarra e batteria tutti i microfoni a condensatore del catalogo Braingasm, comparandoli con i migliori prodotti di Neumann, Schoeps e AKG.


Questa è la lista dei microfoni che abbiamo testato:

Neumann U 47 - 1960 - completamente originale

Neumann U 67

Neumann U 87 Ai

AKG 414 ULS

Schoeps CMC 5 con capsula MK6

 

confrontandoli con i nostri valvolari Tube 47 e Soviet 67 e con i microfoni a FET Deluxe 12, Deluxe 36Deluxe 47, SDC.


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Braingasm Microfoni da studio test review comparazioni

Potete scaricare la session di Pro Tools 9 cliccando QUI

Oppure una cartella con i soli file audio QUI

Siamo impazienti di comunicarvi tutte le novità per il prossimo anno, un nuovo laboratorio, collaborazioni con i migliori artigiani di Roma, progetti in cantiere come outboard da studio e preamp...

Intanto buone vacanze, è stato un anno pieno di soddifsfazioni, e tutto grazie a voi inguaribili smanettoni.

ci rivediamo a Settembre,

Rock 'n roll

Teo.

 

 

Capsule a condensatore Neumann

Mentre spedivo al mio laboratorio di fiducia alcune capsule a condensatore da restaurare mi sono accorto di avere tra le mani la storia dei microfoni da studio: 

Una M7 originale e varie edizioni delle K87 e K67, tutti esemplari originali Neumann/Gefell, il suono di riferimento della produzione musicale dagli anni '50 ad oggi.

Affascinanti, inimitabili, belle anche solo da vedere. Queste capsule sono il frutto di una ricerca accurata e peculiare degli ingegneri tedeschi, e se da oltre 60 anni non hanno rivali il motivo è semplice: suonano troppo bene.

Ogni capsula caratterizza un microfono a condensatore secondo la sua timbrica particolare, e sebbene il design del circuito amplificatore continui a cambiare (valvole, transistor, di nuovo valvole, con e senza trasformatore etc..) le nostre capsule a diaframma largo preferite sopravvivono a questo continuo divenire, ormai più figlio del marketing che di reali esigenze tecniche.


Questa è una capsula M7, un condensatore a diaframma largo di casa Neumann/Gefell datato circa 1957.

Il design è opera dell'ing. Georg Neumann in persona che, forse un po' inconsapevolmente, con questo progetto ha rivoluzionato il modo in cui registriamo e ascoltiamo musica.

La doppia membrana è in PVC (Poly-Vinyl-Cloride), un polimero plastico in forma liquida che viene depositato su un supporto di vetro per creare una sottilissima membrana spessa 8 - 10 micrometri.

A differenza delle moderne membrane in Polietilene (come il Mylar e l'Hostaphan), che si presentano anche in spessori da 3 o 6 micron, il PVC è molto più difficile da lavorare ed è più soggetto alla degradazione nel tempo. Per questo motivo ad oggi è molto difficile trovare una capsula M7 originale che abbia mantenuto la sua timbrica caratteristica.


Negli anni 60 viene introdotta una nuova capsula, denominata K67, cuore pulsante del nuovo microfono a condensatore targato Neumann, l'U67.

Mentre la Telefunken smette di produrre la valvola VF14 (Neumann era l'unico acquirente e i costi per la fabbrica non erano più sostenibili) gli ingegneri si mettono al lavoro per lanciare un nuovo modello di microfono a condensatore, l'U67, che in pochi anni diventa il microfono di riferimento negli studi di registrazione di tutto il mondo.

 

Il passaggio al Mylar era già avvenuto tra la M7 e la K47, così come il sistema di montaggio della membrana (avvitata invece che incollata). Inoltre, a differenza della K47, che condivide con la M7 lo stesso drilling pattern, il nuovo backplate ha un design innovativo. Queste caratteristiche conferiscono al microfono un suono molto diverso rispetto ai suoi predecessori. La K67/K870 è la stessa capsula che si trova nei moderni microfoni da studio U87 Ai.


Alla fine degli anni 60, con l'avvento della tecnologia a transistor, viene introdotto un nuovo microfono a condensatore da studio, il celebre U87.

Per vari accorgimenti progettuali viene introdotta una nuova capsula, chiamata K87. Condivide con la K67 lo stesso drilling pattern, questa volta però suddiviso in 2 backplate elettricamente isolati, infatti è l'unica capsula ad avere 4 contatti invece che 3 (2 membrane e due elettrodi fissi). In sostanza la K87 è esattamente una K67 con i due backplate isolati (questo vuol dire che se si contattano elettricamente i due elettrodi di una 87 si ottiene una 67, il contrario invece non è realizzabile).

Mancano all'appello K47 e K89, montate rispettivamente su U47/M49 e U89.


La capsula è il cuore pulsante di un microfono, è in maggior misura responsabile della sua timbrica e spesso è anche il componente che ne determina il costo finale, perlomeno per i microfoni a condensatore artigianali che progettiamo e realizziamo al laboratorio Braingasm.
Per i palati più fini scegliamo capsule M7 (Thiersch Red Line in Mylar oppure Microtech Gefell PVC originali) se parliamo di un progetto in stile 47, oppure Tim Campbell per progetti stile Elam o C12.

Alcune di queste capsule K67 e K87 che verranno restaurate fanno parte di un progetto ambizioso in collaborazione con un tecnico del suono di grande talento con cui stiamo progettando dei modelli custom signature. Stay tuned!